Sentenza n. 202600442/2026
Del Silenzio Serbato Dalla Questura Di Latina Sull'istanza Di Rinnovo Del Permesso Di Soggiorno Presentata Dal Ricorrente In Data 20.11.2023
In sintesi · Analisi AI
Il contesto e i fatti
Il ricorrente ha presentato istanza di rinnovo del proprio permesso di soggiorno presso la Questura di Latina il 20 novembre 2023, ricevendo però un silenzio prolungato dell'amministrazione competente sulla sua richiesta. Di fronte a questo silenzio inadempiente, il ricorrente ha deciso di ricorrere davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione di Latina, chiedendo l'annullamento del comportamento omissivo della Questura e l'ottemperanza all'obbligo amministrativo di decidere sulla domanda di rinnovo. Si tratta di una controversia relativa al diritto di soggiorno, che tocca profondamente la sfera personale e la stabilità giuridica di un cittadino straniero in territorio italiano. Il ricorso era fondato sulla teoria secondo cui il silenzio della pubblica amministrazione per un periodo superiore ai novanta giorni, salvo proroghe normatively previste, integra un diniego implicito che il ricorrente intendeva impugnare anche mediante chiesta di ottemperanza.
Il quadro normativo
La materia dei permessi di soggiorno è disciplinata dal decreto legislativo 286 del 1998, che stabilisce le condizioni, i requisiti e i procedimenti per il rilascio e il rinnovo dei documenti di soggiorno per i cittadini stranieri in Italia. La Questura, quale organo della questura centrale e periferica, è competente a ricevere le istanze, effettuare i controlli preliminari e adottare i provvedimenti autorizzatori entro i termini stabiliti. Il codice del processo amministrativo prevede che il silenzio amministrativo oltre il termine di legge configura un inadempimento che può essere impugnato tramite ricorso. Inoltre, il procedimento di ottemperanza rappresenta lo strumento processuale mediante il quale si costringe l'amministrazione a dare attuazione a una sentenza favorevole, ovvero a compiere l'atto dovuto qualora il silenzio persista nonostante la pronuncia giudiziale.
La questione giuridica
La controversia verte sulla rilevanza processuale della carenza di interesse sopravvenuta nel corso del giudizio, quando cioè l'amministrazione provvede successivamente a decidere sulla domanda durante il processo. Il ricorrente aveva interesse a ricorrere quando il silenzio vigeva e la questione era ancora controversa; tuttavia, la situazione ha subito un mutamento sopravvenuto prima della pronuncia del tribunale, rendendo non più utile e non più concretamente efficace una sentenza che annullasse il silenzio stesso. Il giudice amministrativo deve decidere se mantenere il ricorso procedibile nonostante questo mutamento, o dichiarlo improcedibile ritenendo che l'interesse alla tutela sia venuto meno in ragione del verificarsi dell'evento estintivo.
La motivazione del giudice
Il collegio del TAR Lazio ha osservato che durante il corso del procedimento, con ogni probabilità, la Questura di Latina ha completato l'istruttoria della pratica e ha adottato un provvedimento esplicito di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno richiesto dal ricorrente. Tale circostanza comporta la sopravvenuta carenza di interesse alla tutela giurisdizionale, poiché il ricorrente ha conseguito in fatto l'obiettivo che intendeva perseguire tramite il ricorso, cioè il rilascio del documento di soggiorno. Il giudice amministrativo, secondo consolidata giurisprudenza, non può pronunciarsi su questioni prive di effettività, laddove cioè la sentenza non avrebbe alcuna ricaduta concreta sulla situazione giuridica del ricorrente. La dichiarazione di improcedibilità rappresenta quindi il mezzo procedurale più appropriato, non essendo stata neppure raggiunta una pronuncia nel merito quanto alla correttezza dell'operato amministrativo originario, proprio perché tale pronuncia è divenuta inutile e non esigibile.
La decisione
Il TAR Lazio ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, non entrando nel merito della questione relativa al comportamento della Questura. Tale pronuncia comporta per il ricorrente il vantaggioso risultato pratico di aver ottenuto il permesso di soggiorno richiesto, mentre per l'amministrazione non deriva né una condanna al risarcimento danni né una dichiarazione di illegittimità del proprio silenzio precedente. Il giudice non ha disposto il pagamento delle spese di giudizio da parte dell'amministrazione, coerentemente con la natura della sentenza di improcedibilità.
Massima
La sopravvenuta acquisizione dell'interesse sotteso al ricorso, tramite il conseguimento in concreto dell'obiettivo dedotto in causa, determina l'improcedibilità del giudizio dinanzi al giudice amministrativo, estinguendo la controversia per difetto della condizione di cui all'articolo 31 del codice del processo amministrativo.
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