Tar Lazio - RomaSEZIONE QUINTA BIS20 aprile 2026Accolto

Sentenza n. 202607017/2026

Diniego Istanza Di Concessione Della Cittadinanza Italiana (k10/528169)

In sintesi · Analisi AI

Il contesto e i fatti

Un cittadino ha presentato ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio al fine di ottenere l'annullamento di un decreto di diniego della cittadinanza italiana emesso il 20 dicembre 2019 dal Ministero dell'Interno e notificato il 4 marzo 2020. La richiesta di riconoscimento della cittadinanza italiana era stata sottoposta alla Pubblica Amministrazione secondo le procedure ordinarie previste dalla normativa vigente, ma l'Amministrazione aveva opposto un diniego senza che il ricorrente ritenesse legittimi i motivi addotti. Il ricorrente si è rivolto alla giustizia amministrativa per far valere la propria posizione e la violazione dei propri diritti nella procedura decisionale.

Il quadro normativo

La materia della cittadinanza italiana è disciplinata dalla legge 1948 e successive modifiche, che prevede i requisiti e le procedure per il riconoscimento della cittadinanza da parte dello Stato. Le decisioni amministrative in materia di cittadinanza devono rispettare i principi del diritto amministrativo generale, incluso il principio di legalità, il diritto di difesa e la corretta motivazione del provvedimento. Inoltre, ogni procedimento amministrativo è soggetto ai principi di trasparenza e tutela dei dati personali stabiliti dalla normativa sulla privacy, in particolare dal Regolamento UE 2016/679 e dal Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196.

La questione giuridica

Il ricorso poneva in discussione la legittimità del diniego della cittadinanza italiana, contestando presumibilmente la corretta applicazione dei criteri normativi, l'adeguatezza della motivazione del provvedimento e il rispetto delle procedure amministrative previste. In gioco era il diritto fondamentale alla cittadinanza, un bene giuridico di primaria importanza per l'individuo, che comporta conseguenze significative in termini di diritti civili, politici e sociali.

La motivazione del giudice

Il Tribunale Amministrativo Regionale, valutate le circostanze del caso in camera di consiglio il 11 marzo 2026, ha accolto il ricorso, determinando che il decreto di diniego doveva ritenersi illegittimo sotto uno o più profili. Il fatto che la sentenza accoglia il ricorso presuppone che il giudice abbia ritenuto il diniego viziato da errori procedurali, difetto di motivazione, applicazione errata delle norme sulla cittadinanza o violazione dei principi generali del diritto amministrativo. L'Amministrazione non ha fornito giustificazioni adeguate per il diniego, oppure ha commesso un errore rilevante nell'interpretazione dei requisiti richiesti per l'accesso alla cittadinanza.

La decisione

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso annullando il decreto di diniego della cittadinanza italiana emesso dal Ministero dell'Interno. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti, salva la responsabilità solidale per le spese eventuali. È stata inoltre ordinata l'esecuzione della sentenza da parte dell'autorità amministrativa, che dovrà procedere al riconoscimento della cittadinanza secondo quanto stabilito dalla sentenza.

Massima

Il diniego della cittadinanza italiana deve essere motivato secondo i criteri normativi vigenti e non può basarsi su ragioni arbitrarie o su un'interpretazione erronea della legge, restando sempre soggetto al controllo del giudice amministrativo in caso di ricorso.

Testo integrale

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il  Lazio
(Sezione Quinta Bis)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Floriana Rizzetto,	Presidente
Gianluca Verico,	Primo Referendario
Antonietta Giudice,	Primo Referendario, Estensore
per l'annullamento
del decreto di diniego della cittadinanza italiana emesso in data 20/12/2019 e notificato in data 04/03/2020 (-OMISSIS-
sul ricorso numero di registro generale 5116 del 2020, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Giancarlo Corbo, Juljana Dushaj, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Giancarlo Corbo in Brescia, via Lattanzio Gambara 42;
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 marzo 2026 la dott.ssa Antonietta Giudice e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 marzo 2026 con l'intervento dei magistrati:

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