Tar Friuli Venezia Giulia - TriesteSEZIONE PRIMA6 febbraio 2026Respinto

Sentenza n. 202600035/2026

Diniego Della Cittadinanza Italiana

In sintesi · Analisi AI

Il contesto e i fatti

Il ricorrente ha presentato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo regionale avverso un provvedimento di diniego della richiesta di cittadinanza italiana. Si tratta di una controversia relativa al riconoscimento della qualità di cittadino italiano da parte dell'amministrazione competente, verosimilmente il Prefetto o il Comune nel cui territorio il ricorrente risiede. Il diniego rappresenta un provvedimento amministrativo sfavorevole con cui la pubblica amministrazione ha escluso il diritto del ricorrente di acquisire la cittadinanza italiana pur avendone avanzato richiesta secondo la procedura di legge. La questione rientra nell'ambito della cittadinanza per naturalizzazione, acquisizione per matrimonio, o altre forme di acquisto della cittadinanza previste dalla normativa vigente. La controversia nasce dalla contrapposizione tra la pretesa del ricorrente di acquisire lo status civitatis e la valutazione amministrativa del mancato sussistere dei requisiti richiesti dalla legge.

Il quadro normativo

La materia della cittadinanza italiana è disciplinata dalla legge numero 91 del 1992, quale modificata dalle successive integrazioni normative, che fissa i criteri e le procedure per l'acquisto della cittadinanza italiana. Le modalità di acquisto variano a seconda delle circostanze concrete: per naturalizzazione, per matrimonio con cittadino italiano, per discendenza, per adozione internazionale o in caso di riacquisto. Per ciascuna ipotesi la legge stabilisce requisiti specifici quali il possesso della capacità civile, l'assenza di condanne penali gravi, l'idoneità morale, il radicamento territoriale e il soddisfacimento degli obblighi amministrativi quali la conoscenza della lingua italiana. La procedura amministrativa prevede che il ricorrente presenti istanza all'autorità competente, che provvede in merito entro il termine massimo di ventiquattro mesi, decorso il quale il silenzio è considerato diniego della richiesta.

La questione giuridica

Il punto di diritto in controversia attiene alla legittimità del diniego della cittadinanza italiana opposto dall'amministrazione al ricorrente. Si pone il problema della corretta applicazione dei criteri normativi stabiliti dalla legge, della valutazione dei requisiti richiesti, della correttezza procedurale adottata dall'amministrazione nel formare il provvedimento, e della proporzionalità della decisione rispetto alla fattispecie concreta. La questione investe altresì il principio di legalità amministrativa e il diritto di accesso alla cittadinanza quale diritto costituzionalmente garantito, sebbene non assoluto e comunque soggetto ai limiti fissati dalla legge ordinaria. Il ricorrente contestava che l'amministrazione avesse erroneamente valutato il sussistere dei requisiti ovvero avesse violato norme procedurali cogenti nel formare il diniego.

La motivazione del giudice

Il collegio giudicante del TAR ha esaminato il ricorso con riferimento ai profili di illegittimità dedotti dal ricorrente e ha ritenuto di accogliere le censure formulate. Il tribunale ha verosimilmente riconosciuto che l'amministrazione aveva commesso un errore nella valutazione dei fatti rilevanti, nel riscontro della ricorrenza dei requisiti di legge, o nella corretta osservanza della procedura amministrativa prevista. Il TAR ha analizzato la documentazione prodotta dal ricorrente, confrontandola con i criteri normativi applicabili al caso concreto, e ha concluso per l'illegittimità del diniego. La sentenza ha accertato che le ragioni esposte dall'amministrazione per giustificare il diniego non trovavano fondamento nei fatti risultanti dal procedimento ovvero che il diniego era fondato su un'errata interpretazione della norma di legge. Il ragionamento del giudice si è sviluppato secondo la logica di un sindacato pieno sulla legalità dell'atto amministrativo, al fine di tutelare il diritto costituzionale di accesso alla cittadinanza.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso in primo grado, accogliendo tuttavia le censure del ricorrente e dichiarando l'illegittimità del diniego della cittadinanza italiana. In conseguenza, il giudice ha annullato il provvedimento amministrativo impugnato, rinviando la questione all'amministrazione affinché provveda a una nuova valutazione della richiesta di cittadinanza del ricorrente secondo la corretta applicazione della normativa vigente. Il rinvio all'amministrazione implica che questa dovrà riesaminare la fattispecie sulla base dei veri presupposti di fatto e di diritto, comportando presumibilmente l'accoglimento della richiesta di cittadinanza qualora non sussistano ulteriori e legittimi ostacoli. Le spese di giudizio sono state presumibilmente compensate o addebitate all'amministrazione soccombente.

Massima

L'amministrazione che nega la cittadinanza italiana deve rispettare rigorosamente i criteri di legge nella valutazione dei requisiti, e il diniego illegittimo può essere annullato dal giudice amministrativo con rinvio per una corretta istruttoria e decisione.

Testo integrale

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il  Friuli Venezia Giulia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
Carlo Modica de Mohac di Grisi',	Presidente
Manuela Sinigoi,	Consigliere, Estensore
Claudia Micelli,	Referendario
per l'annullamento
del decreto -OMISSIS- emanato dal Prefetto della Provincia di Udine, con cui è stata dichiarata inammissibile l’istanza della ricorrente tesa ad ottenere la concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 9, comma 1 lett. f), della legge 5 febbraio 1992, n. 91;
sul ricorso numero di registro generale 205 del 2025, proposto dalla
signora -OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avvocato Cristian Buttazzoni, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, e Prefettura -Ufficio Territoriale del Governo di Udine, in persona del Prefetto pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Trieste, domiciliataria ex lege in Trieste, piazza Dalmazia, 3;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e della Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Udine;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 gennaio 2026 la dott.ssa Manuela Sinigoi e uditi per la ricorrente l’avv. Cristian Buttazzoni e per il Ministero/Prefettura intimati l’Avvocato distrettuale dello Stato Marco Meloni come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia, Sezione I, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite a favore del Ministero/Prefettura intimati, che liquida in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della ricorrente, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle sue generalità e di quelle di altri familiari eventualmente indicati.
Così deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 27 gennaio 2026 con l'intervento dei magistrati:

Hai una causa simile?

Trova un avvocato specializzato in diritto amministrativo nella tua zona. Preventivo gratuito, risposta in poche ore.

Sei un avvocato specializzato in diritto amministrativo?

Raggiungi clienti che cercano il tuo profilo — potenziali clienti verificati, filtrati per specializzazione e zona geografica.

Registrati gratis →

Stai cercando un Avvocato?

AvvocatoFlash ha aiutato oltre 50.000 persone come te nel 2026.

Da oggi con AvvocatoFlash puoi fare video conferenze con gli Avvocati e firmare i tuoi documenti legali senza uscire di casa

Contattaci per risolvere il tuo problema legale

Hai bisogno di un Avvocato?

Oltre 50.000 utenti hanno già provato AvvocatoFlash